Dal Rapporto Ecomafia 2003 di Legambiente, pag. 240:
Il 17 novembre scorso in Umbria, dopo nove mesi di indagini, è giunta al dunque la fase investigativa dell' Operazione "Greenland": l' inchiesta che per la prima volta, il 13 febbraio 2002, ha portato all' arresto di un ecotrafficante, grazie al nuovo delitto di organizzazione di traffico illecito di rifiuti. Milioni di tonnellate di rifiuti speciali venivano smaltiti illegalmente in 14 aziende agricole. Il sostituto procuratore della Repubblica di Spoleto, Manuela Comodi, ha chiesto il rinvio a giudizio di 52 delle 90 persone indagate. A 9 di queste il Pubblico Ministero ha contestato il reato di associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti, avvelenamento delle acque, falso ideologico, realizzazione e gestione di discariche abusive e scarichi industriali non autorizzati. Le restanti 43 persone sono accusate di concorso nella gestione illecita di rifiuti.
All' inaugurazione dell' anno giudiziario, lo scorso gennaio, il procuratore generale della Corte d' Appello di Perugia, Sergio Mattini Chiari, ha sostenuto che in Umbria i procedimenti in materia di tutela ambientale "pur in assenza di episodi di peculiare rilievo - non segnalati - hanno destato comunque allarme". Due mesi dopo l' operazione "Greenland", infatti, è stata la volta di quella denominata "Trasimeno". Il 26 aprile 2002 il Comando tutela ambiente di Roma ha denunciato 13 persone e sequestrato un ettaro di terreno di un' azienda di compostaggio a Castiglione del Lago (Perugia). Sul fondo posto sotto sequestro gli inquirenti hanno rinvenuto un centinaio di tonnellate di rifiuti speciali: fanghi provenienti dal comparto toscano della concia, scarti di lavorazione del cuoio e fanghi di depurazione provenienti da vari impianti del Nord. Secondo l' accusa questi rifiuti venivano utilizzati per la produzione di compost con alte concentrazioni di metalli pesanti (cromo, cadmio, nichel), probabilmente destinato a vivai e aziende di floricoltura. Trasportatori e produttori sono accusati di traffico e gestione illecita di rifiuti.
giovedì 23 febbraio 2012
venerdì 3 febbraio 2012
SICUREZZA: LA COMMISSIONE ANTIMAFIA DEL CONSIGLIO REGIONALE HA INCONTRATO IN PREFETTURA IL COMITATO PROVINCIALE PER L’ORDINE E LA SICUREZZA
Acs) Perugia, 2 febbraio 2012 – La Commissione antimafia del Consiglio
regionale ha incontrato, negli uffici della Prefettura di Perugia, il
Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza. Oggetto del confronto il
tema delle infiltrazioni mafiose in Umbria.
Il presidente della Commissione antimafia, Paolo Brutti, ha spiegato che il
lavoro svolto nei primi 8 mesi è stato di tipo ricognitivo: “abbiamo
ascoltato le voci ed i contributi della società civile, oltre a quelle di
magistratura e forze dell’ordine, riguardo il sentore di infiltrazioni
criminali nella nostra regione – ha detto – e ci siamo fatti un’idea
che il fenomeno esiste, anche se non ci sono, a suffragio di ciò, notizie di
reato o processi in corso che lo possano quantificare, pur se recentemente è
venuta alla luce la vicenda dell’Apogeo di Ponte San Giovanni che ha fatto
emergere una realtà dalla quale l’Umbria non è avulsa. Per cui – ha
concluso Brutti - ciò che la Commissione antimafia chiede al Comitato per
l’ordine e la sicurezza è sapere fino a che punto c’è un processo di
infiltrazione mafiosa nella nostra regione e cosa possiamo fare noi, come
istituzione, per contrastare, secondo le nostre possibilità, questo rischio
molto serio”.
regionale ha incontrato, negli uffici della Prefettura di Perugia, il
Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza. Oggetto del confronto il
tema delle infiltrazioni mafiose in Umbria.
(fonte: Album di ACS - Ufficio Stampa Consiglio regionale Umbria)
Il presidente della Commissione antimafia, Paolo Brutti, ha spiegato che il
lavoro svolto nei primi 8 mesi è stato di tipo ricognitivo: “abbiamo
ascoltato le voci ed i contributi della società civile, oltre a quelle di
magistratura e forze dell’ordine, riguardo il sentore di infiltrazioni
criminali nella nostra regione – ha detto – e ci siamo fatti un’idea
che il fenomeno esiste, anche se non ci sono, a suffragio di ciò, notizie di
reato o processi in corso che lo possano quantificare, pur se recentemente è
venuta alla luce la vicenda dell’Apogeo di Ponte San Giovanni che ha fatto
emergere una realtà dalla quale l’Umbria non è avulsa. Per cui – ha
concluso Brutti - ciò che la Commissione antimafia chiede al Comitato per
l’ordine e la sicurezza è sapere fino a che punto c’è un processo di
infiltrazione mafiosa nella nostra regione e cosa possiamo fare noi, come
istituzione, per contrastare, secondo le nostre possibilità, questo rischio
molto serio”.
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