Perugia, 21 novembre 2011 - Infiltrazioni nell'edilizia favortita dalla
crisi e dalla difficoltà di accesso al credito attraverso appalti e
soprattutto subappalti; riciclaggio di denaro sporco attraverso il gioco
d'azzardo, la prostituzione nei locali notturni spacciati per club privati;
il rifornimento costante del mercato della droga. Sono in sintesi gli
elementi che segnalano come il fenomeno dell'infiltrazione mafiosa in Umbria
non solo esiste ma raggiungere grandi e pericolose dimensioni. È quanto
emerso dall'audizione del Sostituto procuratore Antimafia per l'Umbria,
Antonella Duchini, a Palazzo Cesaroni presso la Commissione d'inchiesta su
infiltrazioni mafiose in Umbria presieduta da Paolo Brutti.
L'Umbria, sostiene la Duchini, non è affatto un'isola felice. Tra i fenomeni
più allarmanti segnalati dal sostituto procuratore quello del riciclaggio da
leggere come fattore di corruzione del settore produttivo e dalla difficoltà
sempre maggiore delle banche nel concedere liquidità alle imprese, per cui
l'imprenditore è facilmente indotto a rivolgersi a fonti illecite.
In sostanza - com'è stato in più di un'occasione ribadito - i cittadini
umbri si devono confrontare con una realtà illegale e sconosciuta che li
espone a pericolosi coinvolgimenti, talvolta affrontati con sprovveduta
inconsapevolezza. Tuttavia, in Umbria, la criminalità di tipo mafioso,
seppur presente, non può considerarsi endemica, strutturata nel territorio.
Al contrario la nostra regione risulta appetibile per investire capitali
derivanti da attività mafiose svolte altrove.
Per il presidente Brutti “il fenomeno delle infiltrazioni mafiose riguarda
una molteplicità di settori verso i quali si deve fare un'azione continua di
contrasto. La stessa Duchini – ha ricordato Brutti – ha evidenziato come
oltre all'opera repressiva da parte della magistratura o delle forze
dell'ordine, deve svilupparsi anche, in forme coordinate, l'azione delle
polizie provinciali e municipali. Coinvolgere nell'azione queste forze locali
che conoscono bene il territorio può contenere il fenomeno infastidendo
l'attività criminale e dirigendola altrove. Le stesse Asl possono fornire un
supporto importante per le gravi carenze igieniche e di sicurezza presenti
nelle attività colluse con la mafia.
Rispetto alla questione del sequestro immobiliare di Ponte San Giovanni,
nella cosidetta indagine 'Apogeo' - ha tenuto a far sapere Brutti – il
Sostituto Procuratore Antimafia ha messo in luce il fatto che il modo di
operare della camorra in questo caso rappresenta una vera novità per la
regione, testimoniando un accelerazione dell'infiltrazione mafiosa per
costituire presidi e strumenti finalizzati al riciclaggio. Il sequestro dei
beni è finalizzato alla loro conservazione allo scopo di destinarli alla
prosecuzione dell'attività immobiliare. Non è prevista l'ipotesi di un
sequestro come fosse un patrimonio acquisito con mezzi provenienti dalla
attività mafiosa e quindi destinati alla confisca e all'utilizzazione per
fini sociali” - Agenzia del consiglio regionale umbro
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