Il Primo Maggio 1947 a
Portella della Ginestra, in provincia di Palermo, a migliaia i
contadini e i braccianti di tutti i paesi della zona convennero con
le loro famiglie per celebrare in letizia la giornata di festa e di
lotta dei lavoratori, per molti anni soppressa e vietata dal regime
fascista. All’ansia di partecipazione e di riscatto di quelle donne
e di quegli uomini che aspiravano a liberare sé stessi e quelle
terre dalla sopraffazione feudale e mafiosa caratteristica del
latifondo si rispose con il terrore: le raffiche di mitra sparate al
riparo delle colline sulla folla indifesa lasciarono sul terreno
undici morti, inclusi due bambini, e decine di feriti. I nomi dei
mandanti della strage sono rimasti ignoti per la catena dell’omertà,
dei depistaggi, dei delitti che si aggiungevano a delitti, ma non è
oscuro il significato di quell’atto orrendo: si voleva fermare il
procedere delle forze del lavoro verso la libertà e la giustizia per
ricacciarle nella passività e nella paura con lo scopo di mantenere
un infame regime di oppressione.
Alla lotta e al
sacrificio di quelle donne, di quegli uomini e di quelle famiglie
vuole riallacciarsi Libera Umbra nell’organizzare a Pietralunga,
nel bene confiscato alla ndrangheta reggina e finalmente
restituito alla comunità attraverso il suo sindaco, la Festa del
Lavoro di questo Primo Maggio 2013. Si tratta di un appezzamento di
quasi cento ettari tra bosco e terreno coltivabile, con costruzioni
ampie, seppure oramai diroccate, che, dopo un iter lungo e
travagliato, è finalmente disponibile per un progetto di sviluppo in
grado di dare lavoro e libertà a non poche persone, specialmente
giovani.
La vicenda ha una forte
connotazione simbolica. E’ oramai accertata da molte inchieste la
presenza nella nostra regione di grandi organizzazioni criminali che,
attraverso gli ingenti capitali acquisiti nei traffici illegali,
acquisiscono immobili e attività economiche. Il fatto che questa
infiltrazione non si sviluppi nel clamore degli spari, ma nel
silenzio delle transazioni commerciali, non la rende meno
inquietante. Pietralunga è luogo sacro della Resistenza giacché in
quelle colline operò contro i nazi-fascisti una valorosa formazione
partigiana, la Brigata Proletaria d’Urto San Faustino, con il
sostegno dell’intera popolazione, a partire dalla parrocchia; ma
può e deve diventare il simbolo di una nuova resistenza, quella
dell’intera regione alle mafie, che dalle regioni originarie,
grazie alla potenza del denaro, tentano nuovi insediamenti, portando
con sé un tragico carico di ingiustizie e brutalità.
Dove prosperano le
mafie viene meno la forza della legge, viene meno la solidarietà, si
imbarbariscono tutti i rapporti, a cominciare dai rapporti di lavoro
ove la dipendenza facilmente degenera in schiavitù. Questo Primo
Maggio di Pietralunga, pertanto, facilmente si connette a quello di
Portella della Ginestra, non soltanto per la somiglianza dei luoghi,
in un caso e nell’altro immersi nella solitudine montana e
collinare, ma perché – con tutte le differenze di epoca e di
mentalità – gli obiettivi restano il lavoro e la libertà e il
nemico è sempre la mafia, una criminalità con solidi agganci nel
potere economico e politico.
Questo è lo spirito
con cui, speriamo insieme a molti altri a partire dalla gente del
luogo, Libera Umbria sarà a Pietralunga a ricordare le vittime delle
mafie, a rinnovare l’impegno, a progettare il futuro e a anche a
far festa, nella convivialità e nella gioia del canto. Non ci
fermeremo qui: nel mese di luglio centinaia di ragazze e ragazzi
parteciperanno ai campi estivi per rendere agibili con il lavoro
volontario i terreni e gli immobili devastati dalla mafia. Da
Portella della Ginestra a Pietralunga, un impegno che continua.

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