UMBRIA
Presidio
di Spoleto “Angela Fiume”
A
Spoleto il giornalista Ruggiero: “La lotta alla mafia si fa con i
gesti quotidiani”
L’incontro
su cibo e mafie. “Come consumatori abbiamo un grande potere,
possiamo dettare il mercato. Ma bisogna dimostrare grande
consapevolezza. E’ la conoscenza il grande capitale sociale del
nostro Paese”
SPOLETO
- “La consapevolezza è quella che serve. Iniziare a parlarne”.
Così il giornalista Peppe Ruggiero ha aperto l’incontro di ieri,
venerdì 19 aprile, a Spoleto al Cantiere Oberdan su cibo e
infiltrazioni mafiose, parlando delle ragioni che lo hanno spinto a
pubblicare l’inchiesta dal titolo “L’ultima cena. A tavola con
i boss”. “Questo è il modo per diffondere le cose: gli incontri
con le persone. Lì lasci un testimone, e le persone decidono se
raccoglierlo o meno”. Dalle parole del libro – alcuni brani sono
stati scelti e letti da Silvia Maria Garbini – si è partiti per
una conversazione che ha affrontato diversi aspetti. Ruggiero,
sollecitato da Vanessa Pallucchi e Marco De Angelis, esperti
rispettivamente di ecomafie e di controllo della qualità degli
alimenti, ha ribadito come “la lotta alla mafia si fa coi gesti
quotidiani, ad esempio con il chiedere sempre lo scontrino: solo
così, passo dopo passo, ce la possiamo fare”.
Anche
su sprone delle domande del pubblico, Ruggiero ha toccato il tema dei
controlli per la sicurezza alimentare (“il rapporto tra il
controllore e il controllato è il problema dell’Italia”), quello
del riciclaggio di denaro (“il vero portafoglio della criminalità
è la ristorazione, a volte ti dicono che lì si paga solo in
contanti ed è chiaro che si tratta di una lavanderia di denaro”),
la difficoltà del consumatore a scegliere: “Sui pomodori leggi
provenienza Italia, ma può significare ovunque: non siamo tutelati.
Tutto questo mentre, anche in tempo di crisi, il consumatore non
vuole risparmiare sulla sicurezza alimentare”. Ricorda il caso del
vino al metanolo, Ruggiero: “Ci furono 23 morti e la produzione
ebbe un crollo: a quel punto i produttori capirono che la moneta
buona scaccia la cattiva, che serviva la qualità e non tanto la
qualità”.
Dalle
vongole contaminate provenienti da Chioggia e porto Marghera che
arrivano nelle pescherie di tutta Italia (comprese le nostre) al pane
contaminato delle mense scolastiche di San Marino gestite da un clan
attraverso un prestanome vincitore di regolare bando, “dietro al
cibo si può davvero raccontare l’Italia”.
Ma
guai fermarsi a raccontare l’inferno. “Dall’inferno si può
uscire. Come consumatori abbiamo un grande potere, possiamo dettare
il mercato. Ma bisogna dimostrare grande consapevolezza. E la
conoscenza è il grande capitale sociale del nostro Paese. Se uno su
dieci sa e comincia a diffondere e denunciare, la strada si apre”.
La strada si apre anche con l’educazione dei ragazzi e con la
confisca dei beni, “vera arma contro i mafiosi”. E se 8mila
giovani ogni estate da tutta Italia decidono di rinunciare alle
vacanze e andare a fare i campi della legalità, “cos’è, se non
questo, l’esercito della salvezza?”.
Da
questa estate anche a Pietralunga (Perugia), presso la villa con 100
ettari di terreno confiscata al clan della ‘ndrangheta dei Di
Stefano e riconsegnata nelle settimane scorse alla comunità locale,
Libera Umbria organizza campi di lavoro e di educazione alla
legalità. E il 1° maggio di Libera quest’anno nella regione sarà
proprio a Pietralunga, con l’intervento del segretario generale
della Cgil Susanna Camusso.
L’incontro
con Peppe Ruggiero è stato organizzato dal presidio di Libera
Spoleto nell’ambito di “Libera Libreria Letture di Legalità” e
in collaborazione con Legambiente, Gruppo di acquisto solidale
biologico Spoleto, L’Erica – Progetto I City, Cittadinanzattiva,
L’Uovo di Colombo.


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