lunedì 22 aprile 2013

Venerdì a Spoleto l'incontro con Peppe Ruggiero su cibo e mafie



 
UMBRIA
Presidio di Spoleto “Angela Fiume”



A Spoleto il giornalista Ruggiero: “La lotta alla mafia si fa con i gesti quotidiani”

L’incontro su cibo e mafie. “Come consumatori abbiamo un grande potere, possiamo dettare il mercato. Ma bisogna dimostrare grande consapevolezza. E’ la conoscenza il grande capitale sociale del nostro Paese”



SPOLETO - “La consapevolezza è quella che serve. Iniziare a parlarne”. Così il giornalista Peppe Ruggiero ha aperto l’incontro di ieri, venerdì 19 aprile, a Spoleto al Cantiere Oberdan su cibo e infiltrazioni mafiose, parlando delle ragioni che lo hanno spinto a pubblicare l’inchiesta dal titolo “L’ultima cena. A tavola con i boss”. “Questo è il modo per diffondere le cose: gli incontri con le persone. Lì lasci un testimone, e le persone decidono se raccoglierlo o meno”. Dalle parole del libro – alcuni brani sono stati scelti e letti da Silvia Maria Garbini – si è partiti per una conversazione che ha affrontato diversi aspetti. Ruggiero, sollecitato da Vanessa Pallucchi e Marco De Angelis, esperti rispettivamente di ecomafie e di controllo della qualità degli alimenti, ha ribadito come “la lotta alla mafia si fa coi gesti quotidiani, ad esempio con il chiedere sempre lo scontrino: solo così, passo dopo passo, ce la possiamo fare”.
Anche su sprone delle domande del pubblico, Ruggiero ha toccato il tema dei controlli per la sicurezza alimentare (“il rapporto tra il controllore e il controllato è il problema dell’Italia”), quello del riciclaggio di denaro (“il vero portafoglio della criminalità è la ristorazione, a volte ti dicono che lì si paga solo in contanti ed è chiaro che si tratta di una lavanderia di denaro”), la difficoltà del consumatore a scegliere: “Sui pomodori leggi provenienza Italia, ma può significare ovunque: non siamo tutelati. Tutto questo mentre, anche in tempo di crisi, il consumatore non vuole risparmiare sulla sicurezza alimentare”. Ricorda il caso del vino al metanolo, Ruggiero: “Ci furono 23 morti e la produzione ebbe un crollo: a quel punto i produttori capirono che la moneta buona scaccia la cattiva, che serviva la qualità e non tanto la qualità”.
Dalle vongole contaminate provenienti da Chioggia e porto Marghera che arrivano nelle pescherie di tutta Italia (comprese le nostre) al pane contaminato delle mense scolastiche di San Marino gestite da un clan attraverso un prestanome vincitore di regolare bando, “dietro al cibo si può davvero raccontare l’Italia”.
Ma guai fermarsi a raccontare l’inferno. “Dall’inferno si può uscire. Come consumatori abbiamo un grande potere, possiamo dettare il mercato. Ma bisogna dimostrare grande consapevolezza. E la conoscenza è il grande capitale sociale del nostro Paese. Se uno su dieci sa e comincia a diffondere e denunciare, la strada si apre”. La strada si apre anche con l’educazione dei ragazzi e con la confisca dei beni, “vera arma contro i mafiosi”. E se 8mila giovani ogni estate da tutta Italia decidono di rinunciare alle vacanze e andare a fare i campi della legalità, “cos’è, se non questo, l’esercito della salvezza?”.
Da questa estate anche a Pietralunga (Perugia), presso la villa con 100 ettari di terreno confiscata al clan della ‘ndrangheta dei Di Stefano e riconsegnata nelle settimane scorse alla comunità locale, Libera Umbria organizza campi di lavoro e di educazione alla legalità. E il 1° maggio di Libera quest’anno nella regione sarà proprio a Pietralunga, con l’intervento del segretario generale della Cgil Susanna Camusso.
L’incontro con Peppe Ruggiero è stato organizzato dal presidio di Libera Spoleto nell’ambito di “Libera Libreria Letture di Legalità” e in collaborazione con Legambiente, Gruppo di acquisto solidale biologico Spoleto, L’Erica – Progetto I City, Cittadinanzattiva, L’Uovo di Colombo.




Nessun commento:

Posta un commento